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giovedì 18 novembre 2010

La NASA svela il mistero di CHANDRA: è un buco nero neonato

La NASA svela il mistero di CHANDRA: è un buco nero neonato


Scritto da Sirius_Cily  


In una conferenza in diretta mondiale sul sito della NASA, l'Agenzia Spaziale Americana ha annunciato dopo una lunga attesa una delle più sorprendendi scoperte nel campo dell'astrofisica mai compiute dall'uomo. Tutti noi ricercatori e appassionati di astronomia speravamo che potesse essere finalmente annunciata una vicina nana bruna alle porte del Sistema Solare. Alcuni speravano addirittura in una dichiarazione esobiologica per la presenza di vita extraterrestre o di qualche altra sconvolgente verità cosmica. 


Nulla di tutto ciò, ma sapere, che pochi anni fa, un buco nero è nato ad una distanza relativamente vicina da noi, fa comunque dell'annuncio, qualcosa di unico e sensazionale.




















L'immagine in alto mostra una supernova all'interno della galassia M100 galassia che conterrebbe il più giovane buco nero mai scoperto nel nostro vicinato cosmico. In questa immagine, i raggi x di Chandra appaiono di colore oro, mentre i dati ottici del Very Large Telescope sono mostrati in giallo-bianco e quelli ad infrarossi dello Spitzer Space Telescope sono in rosso. La posizione della supernova, nota come SN 1979C, è etichettata.



SN 1979C fu scoperta nel 1979 da un astronomo dilettante. La galassia M100 si trova nell'ammasso della Vergine a circa 50 milioni di anni luce dalla Terra. Questa età di circa 30 anni, più la sua distanza relativamente vicina, fa di SN 1979C il più prossimo esempio di nascita di un buco nero mai osservato, se l'interpretazione da parte degli scienziati è corretta.


I dati di Chandra, così come quelli del NASA Swift, dello XMM-Newton del'ESA e dell'osservatorio tedesco ROSAT hanno rivelato una fonte luminosa di raggi X che è rimasta costante per i 12 anni dal 1995 al 2007. Questo comportamento e lo spettro dei raggi X, o la distribuzione di raggi X sostengono l'idea che l'oggetto in SN 1979C è un buco nero alimentato sia dal materiale in ricaduta nel buco nero dopo la supernova, sia da un binario compagno.

Gli scienziati pensano che SN 1979C si sia formato quando una stella circa 20 volte più massiccia del Sole è collassata. Il tipo di supernova esplosa aveva espulso parte del materiale ricco di idrogeno per cui è improbabile che possano essere stati associati con dei gamma-ray burst (GRB). Le Supernovae sono state talvolta associate ai GRB, ma solo quando la stella esplosa aveva completamente perso il suo involucro di idrogeno. Poiché la maggior parte dei buchi neri dovrebbero formarsi, quando il nucleo di una stella collassa e nessu gamma-ray burst viene prodotto, questa potrebbe essere la prima volta in cui osserviamo praticamente in diretta la nascita di un buco nero.

La giovane età di circa 30 anni dell buco nero è il valore osservato, cioè l'età dei resti così come appare nell'immagine. Gli astronomi stimano in tal senso l'età a causa della natura del loro campo di osservazione, in cui l'Universo si basa sulla conoscenza quasi interamente delle radiazioni elettromagnetiche ricevute dai telescopi.



Tabella della scoperta



Credit 
X-ray: NASA/CXC/SAO/D.Patnaude et al, Optical: ESO/VLT, Infrared: NASA/JPL/Caltech
Scale 
Image is 5 by 4 arcmin, (72,000 x 58,000 light years)
Category 
Supernovas & Supernova Remnants , Black Holes
Coordinates (J2000) 
RA 12h 22m 54.9s | Dec +15° 49' 21''
Constellation 
Coma Berenices
Observation Date 
Feb 18, 2006 & Apr 20, 2008
Observation Time 
15 hours 16 min
Obs. ID 
6727, 9121
Color Code 
X-ray (Gold); Optical (Yellow-white, Blue), Infrared (Red)
Instrument 
References 
Patnaude, D, et al. 2010, New Astronomy (in press); arXiv:0912.1571
Distance Estimate 
About 50 million light years
Release Date 
November 15, 2010


Fonte: http://chandra.harvard.edu/photo/2010/sn1979c/ 

Fonte in italiano: http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/11/la-nasa-svela-il-mistero-di-chandra-e.html 

A cura di Arthur McPaul 

lunedì 15 novembre 2010

A caccia di fossili su Marte


Scritto da Sirius_Cily   
Dove cercare i resti di antiche forme di vita esistite su Marte? Una nuova teoria sulla formazione degli oceani suggerisce le aree del pianeta rosso da esplorare a caccia di fossili.
La ricerca, condotta da J. Alexis Palmero Rodrigueza del Planetary Science Institure, in Arizona, analizza la geologia delle pianure a nord del pianeta per spiegare come, miliardi di anni fa, si formarono gli oceani marziani: fu l'acqua delle falde sotterranee a sgorgare in superficie attraverso spaccature della crosta marziana. Questo processo avrebbe consentito la formazione di mari e laghi in tempi brevi - pochi anni - ma anche la loro sopravvivenza per millenni.












Marte però, anche a quell'epoca, aveva un'atmosfera molto sottile. L'acqua liquida - e le eventuali creature viventi che ospitava - erano costantemente esposte a fortissime escursioni termiche e ai danni causati dalle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Se su Marte si sono evolute forme di vita, "dovremmo cercarle lì dove l'acqua sarebbe rimasta stabilmente in forma liquida: cioè nel sottosuolo dice Palmero Rodriguez.
Una brutta notizia
per i cacciatori di fossili, perché scavare sotto la superficie del pianeta richiederebbe tempo e attrezzature non ancora disponibili per i rover, i robot telecomandati che finora sono stati inviati a esplorare la superficie marziana. È il nuovo studio a dare speranze: nella parte nord di Marte, sostiene Rodriguez, "a risalire in superficie fu acqua molto antica, rimasta intrappolata nelle falde sotterranee per miliardi di anni: un ambiente molto stabile per la nascita e l'evoluzione di organismi viventi". I sedimenti lasciati da quell'acqua sulla superficie del pianeta potrebbero rivelarsi depositi di fossili accessibili ai rover.

Emersione lenta
L'analisi dei minerali evidenzia come in alcuni periodi del passato parte della superficie di Marte sia stata sommersa dall'acqua. E nelle pianure a nord del pianeta, molti depositi di sedimenti ricordano agli scienziati il fondo degli oceani terrestri.
Già in passato, alcune teorie hanno ipotizzato che gli oceani di Marte si siano formati in seguito a improvvise e massicce fuoriuscite d'acqua dal sottosuolo. Ma c'è una questione ancora aperta: "Si pensa che queste 'scariche' improvvise d'acqua abbiano scavato sulla superficie marziana un particolare tipo di canali, che però sono rari e diffusi solo in poche regioni del pianeta", spiega Rodriguez.

Inoltre, "non c'è un vasto sistema di canali che colleghi le alture di Marte ai grandi bacini che, si ritiene, un tempo contenevano gli oceani", aggiunge lo studioso. "Ma se questi canali non esistono, come ha fatto l'acqua ad accumularsi fino a formare mari e laghi?"

Gli autori del nuovo studio, pubblicato questo mese dalla rivista Icarus, hanno esaminato una regione della parte settentrionale di Marte che si trova a sud di una scarpata chiamata Gemini Scopuli. Qui un deposito di sedimenti si trova in cima a un bacino pesantemente inciso da crateri di impatto e crepe dovute a terremoti. Analizzando i dati spettroscopici ottenuti dalle sonde orbitanti, gli studiosi hanno esaminato le rocce e i minerali presenti, concludendo che l'acqua sia sgorgata dal sottosuolo per circa due miliardi di anni.

Il paesaggio complessivo, inoltre, fa pensare che non si sia trattato di zampilli improvvisi, ma che l'acqua sia affiorata lentamente e a lungo attraverso le fratture della crosta. Gli studiosi ritengono che l'acqua provenisse da una vasta falda sotterranea che si estendeva dalle pianure fino a zone più elevate. Nelle pianure, a causa dell'innalzamento della fald, l'acqua non era riassorbita dal suolo, ma stagnava formando mari poco profondi o catene di piccoli laghi, simili a quelli che si formano nelle regioni settentrionali dell'Alaska in primavera alla fusione delle nevi.

La nuova teoria ipotizza che laghi e oceani marziani siano rimasti stabili anche per migliaia di anni, sottoposti a cicli stagionali di congelamento e fusione. "Dovrebbero essere rimasti stabili finché continuava l'affioramento dell'acqua dal sottosuolo", spiega Rodriguez. "I laghi molto salini restano liquidi anche se la temperatura scende sottozero; sulla Terra abbiamo constatato che possono ospitare organismi viventi. L'acqua stagnante, poi, diventa ancora più stabile se viene coperta dal ghiaccio". Nei laghi stabili, le creature del sottosuolo affiorate insieme all'acqua avrebbero avuto più possibilità di sopravvivere all'impatto con il nuovo ambiente, bombardato dai raggi ultravioletti.

"Sappiamo che le forme di vita si evolvono e si adattano meglio ai nuovi ambienti se hanno a disposizione un periodo di tempo lungo in termini geologici", continua lo studioso. "Se l'affioramento dell'acqua è stato lento e graduale, gli adattamenti successivi alla vita in superficie hanno avuto più probabilità di successo".

Ossa su Marte? Difficile
Secondo questa teoria, i prossimi robot inviati su Marte dovrebbero essere in grado di trovare fossili sulle pareti dei crateri o nelle crepe che si aprono sulle pianure settentrionali, nei bacini che un tempo ospitavano gli oceani marziani.

Il sito di atterraggio del Mars Science Laboratory, la prossima missione della NASA sul pianeta rosso, non è ancora stato scelto, ma uno dei candidati, la Mawrth Vallis, soddisfa bene i parametri evidenziati dalla nuova ricerca.

Secondo Victor Baker, planetologo della University of Arizona che non ha partecipato allo studio, "Rodriguez e i suoi colleghi hanno messo insieme una teoria che lega tra loro molti fenomeni diversi, che altrimenti sembrerebbero anomali. È un'idea che senza dubbio va presa in considerazione".

Anche per Baker l'acqua presente nel sottosuolo di Marte era potenzialmente in grado di sostentare la vita. "Anche oggi, subito sotto la superficie marziana, esistono ambienti che dal punto di vista chimico, della pressione e della temperatura, non sono affatto molto diversi dagli ambienti del sottosuolo terrestre dove è presente la vita", sostiene.

Ma, avverte lo scienziato, non aspettiamoci di trovare su Marte fossili che somiglino a quelli che conosciamo. "Un fossile può essere qualsiasi segno dell'attività di forme di vita esistite in passato. Non dev'essere per forza un osso. Può essere una traccia, la prova di una reazione chimica che può essere legata a un processo biologico. Pensare che anche Marte abbia vissuto qualcosa come l'esplosione del Cambriano - il periodo più intenso dell'evoluzione della vita sulla Terra - vorrebbe dire spingersi troppo in là. Non sarebbe troppo azzardato, invece, aspettarci di trovare tracce di microrganismi simili a quelli vissuti sulla Terra all'inizio della sua storia".
Fonte: http://www.nationalgeographic.it/

sabato 13 novembre 2010

Onora il padre e la madre, il consiglio di un Angelo Custode - testimonianza

Onora il padre e la madre, il consiglio di un Angelo Custode - testimonianza


Cara Sara Luce, è da tempo che ricevo segni bellissimi dal mio Angelo Custode che comunica con me quasi sempre attraverso ciò che sento alla radio! In diversi momenti in cui ho chiesto il suo aiuto ho sentito alla radio della mia macchina canzoni che non avevo mai sentito o non sentivo da tempo in cui erano chiari i suoi messaggi!


L'ultimo episodio risale a ieri quando gli ho chiesto aiuto e di starmi vicino in una situazione molto delicata che sto vivendo nella mia famiglia e alla radio ho ascoltato una canzone in inglese che ho pensato fosse diversa dalle solite, la musica era simile a quella dei canti in Chiesa; appena terminata il DJ ha detto che si intitolava: ricordati di onorare tuo padre e tua madre!!!


Ho più volte chiesto il suo nome e dentro di me ho percepito che si chiama Giuseppe. Ancora non ho avuto segnali da lui o forse non sono stata in grado di capirli ma spero presto di riuscire a capire se è veramente il suo nome.


Tutto questo è meraviglioso e fonte di grande gioia per me. Lo amo di un amore diverso da quello che provo per chi mi è vicino! Non so spiegarlo ma quando penso a lui mi sento felice e serena!


Con affetto


Aurora


www.leparoledegliangeli.it

venerdì 12 novembre 2010

Sud Africa, trovata una metropoli di 200.000 anni realizzata dagli Anunnaki?

12 novembre 2010


In Sud Africa è stata scopera una metropoli antica circa di 200 mila anni, una città mineraria dato che la zona è ricca di miniere d'oro... curiosamente i sumeri raccontano dell'estrazione dell'oro da parte degli  Anunnaki di EN.KI ("Signore della Terra"), nell'AB.ZU ("mondo interiore"), nell'Africa del Sud....